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Maramonte
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I mwcwMaramonte (anche de Maramonte, Maremonte, Maramonti, Mauromonte o Moramonte)cite-ref-1[1]cite-ref-2[2] di mwfaLecce, estinti nel 1854cite-ref-71-3-0[3], erano una nobile famiglia probabilmente originaria di Maramont in mwgqArtoiscite-ref-218-4-0[4] nell'odierna mwhgFrancia che, fin dai tempi di mwhwFederico II di Svevia aveva feudi in mwiaTerra d'Otranto e in altri parti del mwiqregno, come nella mwigprovincia di Chieti in mwiwAbruzzo Citra e nel mwjacontado di Molise.cite-ref-5[5]

La famiglia Maramonte ha fatto parte delle protagoniste delle vicende di Terra d'Otranto. Inizialmente cavalieri, divennero feudatari e "mwkgmwkwfamigli" di sovrani.

Tra i loro feudi si possono elencare: "mwlqmwlgTuglio, mwlwVinchiaturo, Rodda de l'aspro, mwmaCurse, mwmqSpineto, mwmgMinerbino, mwmwButrugno, mwnaCasamasella, mwnqCastrignano, San Marco, San Nicola, Atissa, mwngSpecchia, mwnwPogiardo, mwoaCotrofiano, Cuma, mwoqCampie, Santa Maria de Noui & infinite altre terre."cite-ref-6[6]

Dalla numerazioni dei fuochi (fuoco = nucleo familiare) del 1508 si evince che membri della famiglia Maramonte abitavano a Lecce nel quartiere denominato Portaggio di San Martino; un Antonio nell'isola di San Demetrio e un Belisario nell'isola di San Salvatore.cite-ref-7[7] Tra il 1757 e il 1760 i Maramonti abitavano "mwqwdove sono i Palazzi Chillino già Maramonte e Ruggieri già Giugni in via Principi di Savoia, N. 67".cite-ref-8[8]cite-ref-9[9]

Contents

Stemma
Note

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Stemma

Lo mwtwstemma della famiglia Maramonte è d'azzurro, a tre fasce ondate d'argento; col capo cucito del campo e caricato di un monte di tre cime d'oro.cite-ref-71-3-1[3]

Periodo normanno

Le prime notizie della famiglia Maramonte in mwvgItalia si hanno dai tempi di mwvwTancredi d'Altavilla, mwwaconte di Lecce dal 1141 al 1189, quando Tarquinio Maramonte fu "mwwqCavaliere e prode presso Tancredi".cite-ref-10[10]

Periodo Hohenstaufen

Nel 1239, durante il regno di Federico II di Svevia, viene citato "mwaaMaramőte di Maramőte"padre di Tommaso come mwaqbarone e mwaggiustiziero della provincia di mwawTerra d'Otranto.cite-ref-218-4-1[4]

Nel 1257, durante il regno di mwcqCorrado di Hohenstaufen, re di Sicilia dal 1254 al 1258, troviamo Tommasso Maramonte che possedeva tra l'altro "mwcglo Spineto, le Celle, e la metà di mwcwColle d'Anchise nel Contado di Molise" con il titolo di mwdaprincipe.cite-ref-218-4-2[4]

Nel 1258 durante la visita a mwegBari dell'mwewimperatore di Costantinopoli mwfaBaldovino de Courtenay, mwfqManfredi di Hohenstaufen, re di Sicilia dal 10 agosto 1258 al 26 febbraio 1266, organizzò una mwfggiostra nel giorno di mwfwSan Bartolomeo (24 agosto 1258).cite-ref-11[11] Vincitore fu Orlando Maramonte il quale ricevette la "mwhacollana d'oro con l'aquila e il rubino".cite-ref-286-12-0[12]

Periodo Angiò

Sotto mwiwCarlo I d'Angiò, mwjare di Sicilia dal 1266 al 1285, "mwjqRoggiero" I Maramonte ebbe i feudi di Spigno, San Marco e San Nicola con il titolo di mwjgSignore. Roggiero era sposato con Margherita, che portò in dote "mwjwmwkaCastrignano, Pluzano e Curla di mwkqMinorbino". Roggiero ebbe due figli legittimi (Filippo e Roberto) e tre figli naturali (Roggiero II, Simone e Adimaro).cite-ref-219-13-0[13]

Filippo fu armato cavaliere di Carlo I d'Angiò nel 1276 ed ebbe da mwlwCarlo II d'Angiò i feudi di Patrinio, Castrignano e Casamassella.cite-ref-219-13-1[13]

Periodo Brienne

Dopo il 1308, Roggiero Maramonte, al servizio di mwpwGualtieri VI di Brienne, conte di Lecce e mwqaDuca di Atene, fu vice duca di Atene e, nel 1311, mwqqluogotenente nella mwqgguerra contro la mwqwcompagnia catalana, assunta da mwraAndronico II Paleologo, imperatore bizantino.cite-ref-286-12-1[12] Sotto mwsqLadislao d'Angiò-Durazzo, mwsgre di Napoli dal 1386 al 1414, era "mwswcomandante di mwtacavalleria".cite-ref-286-12-2[12]

Prima del 1343, Gualtieri VI di Brienne mandò mwug1 000 fanti comandati da Ludovico Maramonte e da Nicola Prato, per presidiare Atene.cite-ref-14[14] Ludovico rimase ad Atene fino alla morte di Gualtieri VI di Brienne (19 settembre 1356) consegnando poi il ducato a mwvwGiovanna I di Napoli che spedì il capitano mwwaNiccolò Acciaiuoli come governatore e vicario.cite-ref-15[15]

Periodo Angiò-Durazzo

Nel 1352 Maramonte di Maramonti, figlio di Giannotto, signore di mwxwCutrufiano, sposò Isabella Antoglietta, che portò in dote il feudo di mwyaMatino; Costanza Maramonte, sorella di Maramonte di Maramonti, sposò Filippo Antoglietta (figlio di Nicolò).cite-ref-16[16]cite-ref-591-17-0[17]

Maramonte Maramonti e Isabella Antoglietta ebbero i figli Filippo, Carlo e altri. Mentre Carlo, signore di Campi e di altri feudi, nel 1400 fu mw1gciambellano di re Ladislao d'Angiò-Durazzo,cite-ref-135-18-0[18] su fratello Filippocite-ref-19[19], nello stesso anno, era "mw3wCauvaliere Napoletanocite-ref-ferrante-della-marra-20-0[20], consiglierecite-ref-21[21], gran guerriero e maresciallocite-ref-luca-p-507-22-0[22]" di re Ladislao d'Angiò-Durazzo.cite-ref-ferrante-della-marra-20-1[20]

Filippo, 1º barone di mw8qBotrugnocite-ref-23[23]cite-ref-24[24], sposò Maria, figlia di Carlo Thopia,cite-ref-25[25] dalla quale ebbe tre figli, di questi si conoscono solo le generalità del secondo figlio, mw-gStefanocite-ref-317-26-0[26], che era un mwaqmcavaliere-capitano al servizio di Balša III, Signore di mwaquZeta; successivamente passò al servizio della mwaqyRepubblica di Venezia, poi a quello dell'imperatore mwaqcSigismondo e a quello del mwaqgduca di Milano.cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]

Periodo d'Enghien

Nel 1378, Giovanni mwarmd'Enghien, duca di Lecce dal 1375 al 1380, per difendere la città di Lecce contro i mwarqbrettoni della mwaruCompagnia Bianca guidati da mwaryJohn Hawckwood, assoldato da mwarcFrancesco del Balzo, mwargduca di Andria, nominò Ludovico Maramonte "mwarkcapitano a guerra" mentre a Nicola Prato con 400 mwarolance affidò il comando del castello della città. Il primo dicembre 1378, nella battaglia nei pressi dell'mwarsAbbazia dei Santi Niccolò e Cataldo Francesco del Balzo "mwarwfuggì camuffato da frate", mentre Ludovico Maramonte e suo figlio Carlo ritornarono vittoriosi in città "mwar0con molti prigionieri, e le nimiche insegne" donandogli alla Chiesa di Sant'Eligio.cite-ref-29[29] Ludovico Maramonte viene ricordato nell'omonima via a Lecce.

Periodo Orsini Del Balzo

Tra il 1385 e il 1406, durante il regno del mwasoprincipe di Taranto mwassRaimondo Orsini del Balzo, viene nominato Raffaele Maramonte "mwaswcapitano di cavalleria".cite-ref-286-12-3[12]

Nel 1399 si trovarono prigionieri di Raimondo Orsini del Balzo a mwatiNardò Roggiero II Maramonte e suo figlio Gianotto; evidentemente erano di contraria fazione.cite-ref-ferrante-della-marra-20-2[20]

Raimondo Orsini del Balzo, il quale nel 1405 si era ribellato a re Ladislao d'Angiò-Durazzo, morì il 17 gennaio 1406 e re Ladislao cercò di impadronirsi del grande mwatgPrincipato di Taranto, assediando la città di Taranto il 14 aprile 1406. Alla vedova di Raimondo, Maria d'Enghien, barricata nella città, vennero in aiuto "mwatki suoi bravi e fedeli Leccesi capitanati da Ludovico e Carlo Maramante".cite-ref-30[30] Maria d'Enghien, rendendosi conto che senza aiuti stranieri sarebbe stata costretta a cedere, spedì Niccolò Messana e Roggiero Maramonte, "mwat4stretto congiunto di Ludovico Maramonte" dal re di Sicilia, mwat8Martino I d'Aragona per ottenere soccorsi. Il re di Sicilia, che accolse la richiesta, mandò sei navi cariche di truppe e altre navi con provviste e munizioni comandate dal Marchese di Crotone. Al momento dello sbarco a mwauaTaranto, i soldati caddero in un'imboscata e molti furono massacrati;cite-ref-31[31] comunque sia, Ladislao, dopo quasi due mesi di assedio senza grandi risultati dovette interrompere l'assedio.cite-ref-32[32]

Periodo d'Aragona

Nel giugno 1456, Francesco Maramonte, figlio di Landolfo, si recò come inviato di mwausScanderbeg alla corte del duca di Milano mwauwFrancesco Sforza, per riferire "mwau0della terribile situazione nelle sue [di Scanderbeg] zone e della sua angoscia di fronte al mwau4turco".cite-ref-skanderbeg-33-0[33] L'8 luglio dello stesso anno, il duca scrisse una lettera ai suoi ambasciatori a mwavmRoma e a mwavqNapoli per informarli che "mwavuil Maramonte si presenterà pure al Papa e al re".cite-ref-34[34] Infatti, nel 1666 si recò alla mwavoCuria di mwavsRomacite-ref-skanderbeg-33-1[33] e il re mwawaFerdinando I di Napoli gli diede il permesso "mwawedi recarsi in mwawiAlbania con 15 cavalli".cite-ref-221-35-0[35]

Periodo Asburgo

A fine luglio del 1537, durante la mwawkterza guerra turco-veneziana, le truppe mwawoottomane alleate dei mwawsfrancesi, comandate dall'mwawwammiraglio mwaw0Khayr al-Dīn Barbarossa sbarcarono a mwaw4Castro (situata a sud di mwaw8Otranto), che si arrese subito, facendo un gran numero di prigionieri. Alcune delle milizie sbarcate assalirono e devastavano le terre circostanti sino a mwaxaRacale e mwaxeUgento. Fra esse fu il casale di mwaxiMarittima "mwaxmabrusciato et spianato".cite-ref-36[36] mwaxgTricase, assediata, venne liberata da una compagnia di mwaxkfanti comandata da Spiretto [Spinetto] Maremonte.cite-ref-37[37]

La discendenza

Luoghi e architetture

• Le vie dedicate a Ludovico Maramonte (Lecce) e a Belisario Maremonti (mwavyCampi Salentina).
• Il Palazzo marchesale di Botrugno, molto probabilmente venne costruito dai Maramonte nel 1500 e restaurato dai mwavgBranai Castriota nel 1725.
• Il Palazzo Maramonte di Cursi, con molta probabilità, fu costruito dal barone Filippo Antonio Maramonte verso la seconda metà del secolo XV.
• Il monumento sepolcrale cinquecentesco in onore di Belisario Maramonte, 2º barone di Campi Salentina nella mwavsChiesa di Santa Maria delle Grazie.cite-ref-56[56]
• Il monumento sepolcrale in onore di Raffaele Maramonte nella chiesa della Madonna di Costantinopoli di Botrugno.cite-ref-57[57]

Note

cite-note-11. mwawsmwawwBerardo Candida Gonzaga, 1882,mwaw0 p. 107.
cite-note-22. mwaxemwaxiPietro Vincenti, 1607,mwaxm p. 161.
cite-note-71-33. mwaxkmwaxoGiovan Battista di Crollalanza, 1965,mwaxs p. 71.
cite-note-218-44. mwaymmwayqFerrante Della Marra, 1641,mwayu p. 218.
cite-note-55. mwaykmwayoBerardo Candida Gonzaga, 1882,mways p. 107;
cite-note-66. mway8mwazaPietro Vincenti, 1607,mwaze p. 162.
cite-note-77. mwazumwazyAmilcare Foscarini, 1935,mwazc p. 438.
cite-note-88. mwazsmwazwAmilcare Foscarini, 1935,mwaz0 p. 445.
cite-note-99. mwa0emwa0iLuigi Giuseppe de Simone, 1874,mwa0m p. 298.
cite-note-1010. mwa0cmwa0gGiacomo Arditi, 1879,mwa0k p. 285.
cite-note-1111. mwa00mwa04Antonio Beatillo, 1886,mwa08 p. 135.
cite-note-286-1212. mwa1kmwa1oGiacomo Arditi, 1879,mwa1s p. 286.
cite-note-219-1313. mwa2smwa2wFerrante Della Marra, 1641,mwa20 p. 219.
cite-note-1414. mwa3emwa3iLuigi Giuseppe de Simone, 1874,mwa3m p. 142.
cite-note-1515. mwa3cmwa3gLuigi Giuseppe de Simone, 1874,mwa3k p. 147.
cite-note-1616. mwa30mwa34Domenico Ludovico De Vincentiis, volume 4, 1878,mwa38 p. 19.
cite-note-591-1717. mwa4umwa4yFerdinando de Luca, 1852,mwa4c p. 591.
cite-note-135-1818. mwa48mwa5aDomenico Ludovico De Vincentiis, volume 4, 1878,mwa5e p. 135.
cite-note-1919. Intorno al mwa5u1384, Filippo Maramonte, esercitando "mwa5yqualche commercio" nei mwa5cBalcani, fu "mwa5gmwa5kprotovestiario (Il titolo di protovestiario esisteva nella Serbia medievale dai tempi di mwa5oStefano Uroš II Milutin (1282-1321), re dei serbi, e il suo ruolo era quello di occuparsi delle finanze statali. Questa posizione veniva spesso assegnata a mercanti di mwa5sCattaro o mwa5wRagusa che avevano esperienza nella gestione delle finanze. Il titolo di protovestiario andò in disuso nel mwa501435 e le sue precedenti funzioni furono trasferite ai mwa54Kaznac.) di Đurađ II Stracimirović Balšić" (mwa58mwa6aGiuseppe Gelcich, 1899,mwa6e p. 317), Signore di mwa6iZeta (territorio in parte sovrapponibile a quello dell'attuale mwa6mMontenegro) dal mwa6q1385 al mwa6u1403, data della morte di Đurađ II Stracimirović Balšić.
cite-note-ferrante-della-marra-2020. mwa88mwa9aFerrante Della Marra, 1641,mwa9e p. 220.
cite-note-2121. mwa9umwa9yGiacomo Arditi, 1879,mwa9c p. 274.
cite-note-luca-p-507-2222. mwa90mwa94Ferdinando de Luca, 1852,mwa98 p. 507.
cite-note-2323. "mwa-mStefano Maramonte figlio del barone di Botrugno fu capitano di fanti in Lombardia." (mwa-qmwa-uRivista storica salentina, 1905,mwa-y p. 12)
cite-note-2424. mwa-omwa-smwa-wUniversitas di Campi, su mwa-0siusa.archivi.beniculturali.it.
cite-note-2525. Carlo Thopia era sposato con Voisava mwa-eBalšić, figlia di Balša I (nonno di Đurađ II Stracimirović Balšić), Principe di Zeta. (mwa-imwa-mGiuseppe Gelcich, 1899,mwa-q p. 316.)
cite-note-317-2626. mwa-4mwa-8Giuseppe Gelcich, 1899,mwbaa p. 317.
cite-note-2727. mwbaqmwbauMavro Orbini, 1601,mwbay p. 194 e 294.
cite-note-2828. "mwbaoPrima del 1427 fu [Stefano Maramonte] al servizio dei Veneziani in Lombardia, [...]." (mwbasmwbawGiuseppe Gelcich, 1899,mwba0 p. 318.)
cite-note-2929. Nella città fortificata "mwbbei Subfeudatarj della Contea entrarono co’ loro uomini armati a difesa, giusta l’obbligo che loro incombeva per le leggi della giurata fedeltà al loro signore. Il Balzo [Francesco del Balzo], giunto ne’dintorni di Lecce, pensò assediarla, e posto il campo presso l'Abbazia de’ SS. Nicolò e Cataldo, cominciò a molestare gli assediati con alcuni colpi di bombarda. Il Maramonte mal sofferendo di rimanere in sulle difese, spedi nel campo nimico un suo fido, il quale, fingendosi fuggitivo, fu da’ Brettoni fatto prigioniero. Costui riferì, giusta il convenuto, al nimico come dovessero i leccesi tentare una sortita per vettovagliare la piazza. Il Muntegu [Giovanni Acuto] cadde nel laccio, e s’imboscò in luogo detto ancor oggi Tafagnano [oggi contrada di mwbbiCavallino], pel quale il prigioniero aveva detto dovessero passare gli assediati. Maramonte, ottenuto avendo lo scopo di dividere le forze dei nimico, spinse uno squadrone di cavalli, comandato da un suo figliuolo, nomato Carlo, contro l'accampamento all’Abbazia, e i Brettoni lasciaronli venire, credendo fossero i loro compagni che tornavano dall’imboscata; [..] Ludovico e Carlo entrarono sull’annottare in città, con molti prigionieri, e le nimiche insegne [stendardi], che alla Chiesa di S. Eligio donavano; poiché in quel giorno correva la festa di quel santo (era il 1.° Dicemb.). Lacere e consumate dal tempo conservaronsi per lunghi anni, finché venne il giorno in cui le bandiere Balzesche e Brettone furon distrutte; solo a memoria furono dalla Città fatte dipingere sulle mura della Chiesa anzidetta, e poi fu qualcuno che fece scomparire la pittura coll’acqua di calce." (mwbbmmwbbqLuigi Giuseppe de Simone, 1874,mwbbu p. 180).
cite-note-3030. mwbbkmwbboGiacomo Arditi, 1879,mwbbs p. 268.
cite-note-3131. mwbb8mwbcaDomenico Ludovico De Vincentiis, volume 1, 1878,mwbce p. 148.
cite-note-3232. mwbcumwbcyMichele Lacava, 1891,mwbcc p. 188.
cite-note-skanderbeg-3333. mwbc0mwbc4Oliver Jens Schmitt, 2009,mwbc8 p. 100 e 197.
cite-note-3434. mwbdmmwbdqFrancisc Pall, 1966,mwbdu p. 159 - nota 153.
cite-note-221-3535. mwbe0mwbe4Ferrante Della Marra, 1641,mwbe8 p. 221.
cite-note-3636. mwbfmmwbfqSalvatore Panareo, 1933,mwbfu pp. 3-13.
cite-note-3737. mwbfkmwbfoGiuseppe Ceva Grimaldi, 1847,mwbfs p. 81.
cite-note-381. citerefcapitolo-3-topiamwbf8mwbgaCapitolo 3 – Topia, su mwbgefmg.ac.
cite-note-231-392. mwbgcmwbggСпоменик (Un monumento), 1942,mwbgk pp. 231-232.
cite-note-101-403. mwbg8mwbhaGruber e Ersch, 1868,mwbhe p. 101.
cite-note-534-414. mwbhkmwbhoGiovanni Musachi, 1510,mwbhs p. 534.
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cite-note-orsini-436. mwbleOrsini, Duchi di Gravina e Principi di Solofra in Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea sul sito genmarenostrum.com.
cite-note-gesualdo-447. mwbmuGesualdo, Principi di Venosa in Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea sul sito genmarenostrum.com.
cite-note-458. mwbmkmwbmoOliver Jens Schmitt, 1999,mwbms p. 297.
cite-note-469. Filippo Antonio fu "mwbm8consigliere e fedele" di Ferdinando I di Napoli. (mwbnamwbneGiacomo Arditi, 1879,mwbni p. 97.)
cite-note-4710. mwbnymwbncmwbnghttps://www.spazioapertosalento.it/news/feudi-e-liti-in-terra-dotranto/, su mwbnkspazioapertosalento.it.
cite-note-4811. mwbn0mwbn4Giacomo Arditi, 1879,mwbn8 p. 97.
cite-note-4912. mwbomSanseverino, linea dei Principi di Bisignano e Duchi di mwboqSan Marco in Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea sul sito genmarenostrum.com.
cite-note-5013. Nel 1463 Giovanni Battista giurò a re mwbogFerdinando I di Napoli fidomaggio per Taranto. (mwbokmwbooFerrante Della Marra, 1641,mwbos p. 221.)
cite-note-5114. Raffaele, nel 1463 giurò fidomaggio al re di Napoli, Ferdinando I di Napoli nel mwbo8castello di Lecce come signore di Campi, Santa Maria di mwbpaRocca, Castrignano, Curia, mwbpeCasamaiella e una parte di Minorbino. (mwbpimwbpmFerrante Della Marra, 1641,mwbpq p. 221.)
cite-note-5215. Carlo, nel 1463 giurò fidomaggio al re di Napoli, Ferdinando I di Napoli nel mwbpgcastello di Lecce come signore di Campi, Santa Maria di mwbpkRocca, Castrignano, Curia, mwbpoCasamaiella e una parte di Minorbino. (mwbpsmwbpwFerrante Della Marra, 1641,mwbp0 p. 221.)
cite-note-5316. "mwbqeEbbe il permesso da re Ferdinando I di Napoli di recarsi in mwbqiAlbania con 15 cavalli". (mwbqmmwbqqFerrante Della Marra, 1641,mwbqu p. 221.)
cite-note-5417. mwbqkDell'Antoglietta in Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea sul sito genmarenostrum.com.
cite-note-5518. Famiglia del Tufo in Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea sul sito genmarenostrum.com.
cite-note-5656. "mwbraNotevole è mwbresopratutto il monumento sepolcrale a Belisario Maramonte, barone di Campi. Resta a dritta di chi entra nella chiesa per la porta maggiore, ed è scolpito in pietra leccese e colorato in nero. Il corpo del prode guerriero, vestito colla sua intera armatura e colla sua brava spada al fianco sinistro, riposa sopra un sarcofago sorretto da due brutti leoni; e in mezzo a questi vi è un puttino che piange, e regge colla mano sinistra un teschio ben lavorato. Il volto del Maramonte è scoperto e ne lascia vedere le maschie e gentili fattezze. Sul muro vi è poi una lapide sostenuta da due angioli, nella quale si legge la seguente iscrizione: R. C. O. V. / BELLISARIO MAREMONTI PRO / CERI CAMPIORVM NOBILITATE / ARMIS ET FIDE PRESTANTI / OBIIT AN. A. CR. NAT. / M. D. XV. III. ID. MART.mwbri" (mwbrmmwbrqCosimo De Giorgi, 1884,mwbru p. 104.)
cite-note-5757. "Vi troveremo allato all’altare maggiore, in cornu epistolæ, il sarcofago di Raffaele Maramonte, sulla copertura del quale è disteso questo guerriero, modellato a stucco colla sua armadura di acciajo e colla sciabola al fianco sinistro, simile a quello di Belisario Maramonte che vedemmo nella parrocchiale di Campi salentino. Due angeli reggono una lapide confitta nel muro, sulla quale si legge questa iscrizione: EN FRANCISCELLI GEN IT VS: MAREMONTIVS HEROS / VICTVS MORTE JACETmwbrk : SOLAQVE MORS POTVIT. / EGREGIVS PIETATE, ET BELLO INSIGNIS ET ARMIS / ÆQVAVIT MERITO NOMINA PRISCA VIRVM. / hIC DECVS, HIC SPLE(n)DOR, SPES HIC MAREMO(n)TIA CECV(m) / EST MORIENS VNA; TOTA SEPVLTA DOMVS. / NOMEN FAMA CANIT GESTORV(m) FAMA PERENNIS / HIC TEGIT OSSA LAPIS: SPIRITVS ASTRA COLIT. e sul fregio della cornice si legge: V. AN. XLVI. M. I. — A. D. MCCCCCLXIIII. (mwbromwbrsmwbrwDa Scorrano a Lugunano (mwbr0mwbr4PDF), su mwbr8docartis.com.

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